A sentire Roberto Deriu, presidente dell’Unione delle province sarde, oggi si apre una situazione di «incertezza giuridica, amministrativa e politica». Eppure i sardi, attraverso la partecipazione ai dieci referendum, hanno dimostrato di avere le idee chiare: le province vanno abolite, a cominciare da quelle di più recente istituzione. Così come ritengono che i consigli di amministrazione degli enti di pertinenza regionale vadano soppressi, che il presidente della giunta regionale vada eletto facendo ricorso a primarie con valore legale e che il numero dei consiglieri regionali sia da limare e da ridurre l’ammontare delle loro indennità.
Già a metà scrutinio il quadro era piuttosto chiaro: a quasi tutti i dieci quesiti hanno detto di sì in percentuali da presidenziali siriane, mentre per le province storiche si è ben al di là del 50 per cento dei sì. Che qualcosa debba cambiare necessariamente è spiegato dalla richiesta di una sorta di assemblea costituente che riscriva lo Statuto regionale in termini di maggiore partecipazione. Tutto, insomma, in linea con l’umore dell’opinione pubblica del resto del paese che alla classe politica chiede l’esempio e di mettersi in modo concretamente per riforme ispirate a schemi di governo snelli e poco dispendiosi. E tutto, anche, in perfetta sintonia con idee e programmi di Futuro e libertà, tra i promotori di una legge che cancelli i discussi enti intermedi dalla mappa politico-istituzionale e dal bilancio pubblico.
Eppure, spiegano i militanti sardi del movimento futurista (di tutti i coordinamenti cittadini e provinciali), da parte delle strutture non c’è stato impegno. E sventolano una lettera inviata al coordinatore regionale, Ignazio Artizzu, con la quale hanno chiesto di attivarsi a sostegno della campagna per il sì. Ottenendo, raccontano, nulla di concreto nonostante, sottolineano, la popolarità dei quesiti proposti e il fatto che quasi tutti abbiano ricalcato alla perfezione la linea politica nazionale. La risposta, tuttavia, è arrivata – forte – dall’elettorato, rinvigorendo l’orgoglio e la passione di chi, al contrario dei burocrati di partito, non ha voluto ignorare il valore di questa fase di transizione politica e civile.
Con il maestrale, il vento che più di tutti soffia in Sardegna, è cominciata a imporsi la fase due, quella di avvicinamento alla terza Repubblica. Il popolo sardo – aggiungono i futuristi più tenaci – ha deciso di cambiare afferrando al volo l’occasione: «Solo il popolo sardo, solo i privati cittadini, data la latitanza dei grandi partiti e il consistente ricorso ai mezzi di distrazione di massa attraverso i quali i politici di vecchio stampo, coadiuvati dai sindacati e dalla complicità dei mezzi di comunicazione, hanno cercato di ridurre a cose di poco conto le tematiche oggetto dei quesiti referendari». È, a ben vedere, l’inizio dello step successivo, nel quale i cittadini ricorrono a strumenti di democrazia diretta perché stufi e ormai disincantati da vecchi e nuovi vecchi partiti.
Nel frattempo stupisce, preoccupa e imbarazza «l’assordante silenzio degli ormai autoreferenziali dirigenti regionali» di quei partiti che, a livello nazionale, hanno fatto dei temi oggetto del referendum sardo i cavalli di battaglia delle proprie iniziative politiche parlamentari. Li vedi lì, applaudire forsennatamente quei leader illuminati che per primi hanno avvertito l’esigenza del cambiamento, per poi far rientro sul territorio e dimenticare ogni singola parola, ogni singolo pensiero apparentemente condiviso con mirabolanti manifestazioni di giubilo.
Ma la natura non teme l’immobilismo umano e la convinzione dei militanti sardi è che quel maestrale si è ormai levato, soffiando con la forza di portare via con sé scorie, residui umani e istituzionali di una politica ormai condannata in via definitiva, come peraltro illustrano i dati sulle elezioni comunali. È il nuovo che avanza, ma a dirlo, almeno stavolta, sono i cittadini.
“Esprimo piena solidarietà alle associazioni culturali che hanno sede nell’ex Liceo Artistico di Cagliari”. Riccardo Lo Monaco, coordinatore cittadino di Futuro e Libertà, prende posizione sulla vicenda che ha visto l’amministrazione comunale “sfrattare” le associazioni che all’interno dell’edificio di piazza Dettori hanno un’attività in corso programmata da tempo.
CAGLIARI, 04 APR 2012
CAGLIARI, 26 MAR
di Riccardo Lo Monaco
di Riccardo Lo Monaco
di Filippo Rossi
di Riccardo Lo Monaco







